Il Web dagli occhi dell’impresa e… “l’effetto Amy Winehouse”

chat-dialogo...Come già detto in precedenza (vedi “Il ritorno della bottega… ma online!“), il corporate blog è una delle realtà che sta prendendo più piede in questi anni e che sta dando i maggiori frutti a chi ha già intrapreso questa strada.

Esso da all’azienda la possibilità di conoscere l’opinione della gente in maniera sicuramente più diretta e sincera di qualsiasi ricerca sul pubblico facendo saltare ogni tipo di intermediazione e non lasciando più spazio a vie intermedie: o si partecipa alla conversazione o ci si deve preparare ad un rapido ed inesorabile flop che andrà a danneggiare significativamente l’immagine dell’azienda.

Ma mettiamoci nei panni dell’imprenditore realmente intenzionato ad approcciarsi a questa nuova realtà e che voglia realmente aprire un canale di dialogo con i propri clienti in rete: Ma come è possibile essere sinceri e spontanei fino in fondo?

Lorenzo Lombardi nel suo blog, in un post dal titolo “Tavola rotonda al Vinitaly“, pone un esempio perfetto a tal proposito ponendo il caso di un’ipotetica azienda produttrice di vino:

“Se la vendemmia è andata male (essa) si può permettere di dire ai suoi clienti che forse quell’annata non è un granchè? O si può permettere che in un post di presentazione di un vino ci sia qualcuno che commenta in maniera negativa? Io non credo. La soluzione sarebbe quella di moderare o non permettere i commenti, ma allora che blog ne risulterebbe? Allora che differenza ci sarebbe fra un blog e una pagina delle news?”

Ragionamento più che logico, non credete?!

Però, se un cliente beve un vostro vino cattivo e poi , come in molti fanno, lo scrive nel sito/blog in cui annota le sue esperienze positive e negative, la sua opinione resterà lì, accanto al vostro patinato sito aziendale, nei motori di ricerca.

Far finta di niente è una strategia che non può che danneggiare l’azienda e la sua immagine:

La vostra vendemmia va male? Bene, diamo la possibilità ai nostri clienti di lamentarsi nel nostro blog, spieghiamoci, avviciniamo il nostro pubblico alla vita della nostra azienda e facciamola sentire un po’ anche loro.

Non dobbiamo mai sottovalutare il potere che le singole persone hanno in rete: nel Web siamo tutti uguali, siamo tutti nodi e, per la legge dell’emergenza, divengono più visibili i contenuti più linkati. Esasperando un po’ la cosa… dobbiamo cercare di eviterete un “effetto Amy Winehouse”…

Amy Winehouse

Digitando il suo nome nei motori di ricerca, infatti, prima di giungere al suo sito ufficiale, o di trovare una foto in cui assomigli ancora ad un essere umano, bisogna sfogliare un numero sicuramente esagerato di pagine che ne dicono e mostrano di cotte e di crude sul suo conto. E questo non può che incidere negativamente sulla sua immagine.

Non dimenticate mai che la vostra reputazione nel Web non la potete decidere voi stessi:

è nelle mani, anzi nel mouse, dei singoli utenti.

Concludo segnaladovi “La mia azienda dovrebbe avere un blog?” da Internet Manager Blog che credo completi molto bene queso discorso.

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~ di greatsmurf su giugno 8, 2009.

Una Risposta to “Il Web dagli occhi dell’impresa e… “l’effetto Amy Winehouse””

  1. Ciao, grazie per aver citato un mio articolo tra l’altro abbastanza datato… All’epoca i commenti su quanto scritto non sono stati così lusinghieri, ma era il momento in cui tutti “dovevano” avere un blog. Il tempo ha dato a questa tipologia di sito il ruolo che gli spetta e non a caso il blog oggi più famoso in Italia (e non lo dico io, ma le statistiche) è quello di Beppe Grillo che ha un certo tipo di caretteristiche… Allora secondo me ci sono due punti da chiarire:
    1) il blog non è il fine, ma un mezzo, uno strumento… I contenuti sono quelli che fanno la differenza… Come nel vino d’altra parte… 🙂 I produttori devono creare siti che abbiano dei contenuti, se poi il blog può avere senso all’interno di questo impianto va bene, ma non è obligatoriamente segno di innovazione o qualità. Ha senso se si vuole creare una comunity intorno al proprio prodotto, ma anche in questo caso non è l’unico mezzo.
    2) in generale, i blog sono visti come strumenti in cui ognuno dice la sua in maniera indipendente e onesta… Può andare bene questo concetto legato ad un’azienda? Io ci vedo qualche problema, qualche conflitto d’interesse, ma sono sicuro che buone soluzioni si possano trovare e che probabilmente già esistano… Ma la domanda è: sono eccozioni o sono la regola?
    Naturalmente il tutto IMHO.
    Bye

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